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UMORE! Meglio conoscerlo

UMORE! Meglio conoscerlo

Quando siamo in uno stato di tranquillità, di riposo e di rilassamento diciamo che ci sentiamo bene. Usiamo il verbo sentire e questo sentire ha una qualità positiva. Ma qualora ci fossimo alzati col piede sbagliato, diremmo allora che siamo di cattivo umore. Stiamo cioè dentro un sentire negativo.

Questo è lo stato timico (emotivo) di base. Può essere positivo o negativo, generalmente inconsapevole, piacevole o sgradevole, ma sempre di uno stato timico si tratta.

L’umore corrisponde al sentire di base (humor liquido organico, humere essere umido), in cui confluiscono le memorie affettive, i nostri tratti personali, le tendenze di base, il nostro temperamento e lo stato di omeostasi, cioè quello stato di equilibrio fisico e psichico per cui l’eccitazione e l’attivazione emozionale sono sotto la soglia della consapevolezza e al servizio della cenestesia, la sensazione globale che comprende le sensazioni propriocettive e enterocettive non provenienti dai sensi. L’umore riferisce uno stato emotivo di bassa intensità. Possiede caratteristiche di permanenza e di pervasività non modificabili senza una causa non necessariamente immediatamente percepibile.

Gli input provenienti dall’ambiente, dall’interno dell’organismo o dalla memoria sono sotto soglia e perciò non interessano la coscienza, ma afferiscono senza modificare significativamente lo stato emotivo. La valutazione degli input avviene inconsapevolmente e si affida agli istinti e agli apprendimenti, mentre la pensabilità è pressoché esclusa. L’attivazione è di tipo propensivo e segue le inclinazioni individuali, per cui gli output (le conseguenze) saranno prevalentemente di tipo abitudinario.

L’umore è privo della capacità di influire su eventi inizialmente neutri, mentre il flusso del pensiero viene influenzato e spesso condizionato, sebbene non venga interrotto, come può succedere all’insorgere di una emozione. Più facilmente può essere modificato dalla tonalità prevalentemente piacevole o spiacevole (tono edonico, da hēdonē piacere) di questo stato a cui si può attribuire la funzione di segnalare contesti positivi o negativi interni.

L’umore non promuove l’azione e non ha neppure la funzione di far scattare un preciso intervento verso il mondo esterno come fa l’emozione.

Possiamo considerare l’umore come il grande contenitore, il porto dove prima o poi ogni emozione, ogni passione e atteggiamento affondano l’ancora e mettono a disposizione la loro mercanzia. Il grado di consapevolezza rende più o meno pervasivo, cioè capace di influenzare in modo diretto il nostro stato emotivo.

Più siamo consapevoli del nostro stato umorale e più è possibile modificarlo o implementarlo, mentre a minore o ad assenza di consapevolezza l’umore governerà la nostra vita senza che ci capacitiamo del suo potere su di noi.

L’umore è fortemente individuale e, se non intervengono fatti nuovi o azioni specifiche, tende ad essere permanente.

Alla formazione dello stato umorale contribuiscono i tratti personali temperamentali e perciò anche l’ereditarietà. Infatti ognuno di noi si porta dentro tratti che assomigliano molto ai caratteri comuni dei nostri parenti. L’umore sta alla base dell’agire abitudinario e delle consuetudini quotidiane. L’umore rappresenta, quindi, la condizione di omeostasi del nostro stato emotivo.

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