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Emozioni distruttive: la frenesia

Quando la frenesia e l’eccesso entrano nella vita, allora tutto diventa incontrollabile e la qualità della vita degrada inarrestabilmente.

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Se la felicità, l’amore ed il perdono illuminano la vita sana ed equilibrata, il baratro della perdita di Sé si apre invece con l’apparire sulla scena psichica delle emozioni distruttive. Da sempre la cultura umana ha imparato a riconoscerle e ad additarle all’indignazione. Religioni e filosofie, usando termini diversi ma sostanzialmente concordi, pongono al primo posto la frenesia. I buddisti parlano del potere negativo del desiderio, nel Vangelo si elogia il distacco dalle cose: “Beati i poveri in spirito” e nelle scienze umane si promuove sistematicamente l’equilibrio.

Ma dove nasce la frenesia? I primi organismi unicellulari iniziarono a muoversi nell’ambiente guidati dalla chemiotassi, cioè il movimento di avvicinamento o allontanamento orientato da uno stimolo chimico. Quando lo stimolo chimico portava al nutrimento l’organismo ne rimaneva soddisfatto e quindi il fatto tendeva a ripetersi. Con il tempo la competizione per le fonti di sostentamento si fece sempre più dura e chi prontamente incorporava o “divorava” il cibo aveva un vantaggio sugli altri. Consumare rapidamente il cibo è stato nell’evoluzione un vantaggio sui competitori. Se un ghepardo si attarda con la sua preda, iene e leoni banchettano al suo posto. Anche l’uomo fin dall’antichità ha dovuto fare i conti con la dura realtà della competizione per il cibo e la sopravvivenza.

Nel nostro DNA è scritta tutta la dura evoluzione, ci portiamo dentro milioni di anni di fame ed il ricordo della carenza è rimasto scritto nei nostri geni. Tutto questo si traduce in quella ricerca di possesso da cui nessuno va esente. E sebbene questo crei conflitti inenarrabili, delitti e guerre, il genere umano nella sua maggioranza continua a pensare che la ricchezza sia il bene supremo, ignorando che ricchezza equivale a frenesia del possesso, cioè una patologia.

La frenesia si caratterizza per due effetti fondamentali: un effetto parossistico rappresentato dall’accelerazione del comportamento e da una persistenza nel tempo.

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Ricchi, avari e assetati di ricchezza sono sempre in movimento anche con il cuore e con la mente alla ricerca del loro “bene”, il quale però non è mai sufficiente: ce ne vuole sempre di più, come la dipendenza dalla droga che per effetto dell’assuefazione richiede dosi sempre più alte e sempre più frequenti. Il risultato è che la ricchezza nel mondo sia nelle mani di una minoranza, mentre gli altri stentino o muoiano di fame. Basterebbe ricordare che ogni cosa posseduta comporta un’utilità ed una servitù. Avere qualche paio di scarpe per ogni stagione (utilità) giova molto alla vita d’ognuno anche se occorre conservarle e tenerle efficienti (servitù). Ma avere l’utilità di mille e più paia richiede la servitù di spazi e manutenzione delle medesime che non vale la pena per l’uso che se ne fa. Non sono più le scarpe al nostro servizio, ma noi al loro. Vendere l’anima alle cose, al denaro e come darla al diavolo, cioè a “colui che ci divide” da noi stessi e ci rende schiavi.

Nella mia vita ho conosciuto molta gente ricca e ricchissima. Tutti diversi, ma tutti simili in una cosa: nessuno di loro era felice!

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