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Analfabetismo emotivo

Come aprire la mente ed il cuore?

Come aprire la mente ed il cuore?

Leggo su Wikipedia: “Con il termine analfabetismo funzionale si designa l’incapacità di un individuo ad usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana. In generale, L’analfabetismo è l’incapacità di leggere o scrivere frasi semplici in una qualsiasi lingua …

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Quando si è analfabeti non si è per nulla in grado di leggere o scrivere. In contrasto, chi lo è funzionalmente ha una padronanza di base dell’alfabetizzazione, ma con un grado variabile di correttezza grammaticale e di stile”.

Leggere, scrivere e far di conto sono abilità che attengono alla comprensione e alla trasmissione di qualunque messaggio e l’analfabeta è messo a mal partito in queste cose. Analogamente la medesima riflessione può essere applicata alle emozioni.

Considerando che l’emozione qui è la parte che sta per il tutto, lo stesso discorso si applica anche all’umore, alla passione, all’atteggiamento e alla motivazione.

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L’inerzia emotiva. L’umore è quella disposizione e tendenza soggettiva d’animo, quel sentire di base prevalentemente inconsapevole, che occupa gran parte della nostra emotività quotidiana. Fintantoché non ce ne rendiamo conto e diventa consapevole, il sentire umorale in modo non controllato ispira tutto il nostro comportamento ed i nostri atteggiamenti, determinando l’inerzia emotiva.  A questo livello il tono umorale occupa il campo emotivo condizionandone ogni espressione e sentire e colorando umoralmente azioni e relazioni.

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Solo l’intervento del pensiero che renda consapevole il sentire, può interrompere il flusso umorale con tutte le sue inerzie. L’inerzia emotiva è la forma più blanda di analfabetismo emotivo.

Il sequestro emotivo. Con l’emozione il discorso si fa più complesso. Il destino d’ogni emozione è triplice: può essere espressa, agita o rimossa. Esprimere un’emozione è la via più naturale per comunicarla. L’Altro viene informato del nostro stato d’animo e può quindi agire di conseguenza. Ciò fa parte della competenza emotiva ed indica un buon livello di consapevolezza. Le cose si fanno più complicate quando non si accetta e si tenta di negare o rimuovere l’emozione che si prova. Nell’ambito emotivo ciò che non viene espresso, rimane impresso! Covare le emozioni negative, comporta stress continuo che alla lunga intacca la salute e ammala la persona.

Quando invece l’emozione viene agita, tradotta rapidamente in fatti, si parla di sequestro emotivo. La cosa è funzionale in caso di immediato pericolo, poiché la paura ci impone in modo rapido ed irriflesso di evitare il pericolo. Ma quando si trattasse di rabbia, l’azione violenta che ne scaturirebbe potrebbe avere effetti tragici, come violenze, omicidi, femminicidio ecc.

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Il mancato controllo della rabbia e dell’ostilità porta alla distruttività. E qui l’analfabetismo emotivo mostra il volto truce e tragico dell’incompetenza emotiva. In Italia da anni i delitti in ambito relazionale hanno superato in numero i delitti a sfondo delinquenziale.

Non saper leggere e comunicare le proprie emozioni ha come conseguenza disadattiva il non saper leggere e comprendere le emozioni degli altri. Quando si entra in relazione con un altro essere umano accade che ogni suo gesto, espressione, azione ed emozione attivi nel nostro cervello gli stessi neuroni che l’Altro impiega per farlo: i neuroni-specchio. Lo stesso accade per le parole, le quali attivano i neuroni specchio-eco. Per effetto del rispecchiamento e della simulazione si entra in consonanza oppure in dissonanza con l’Altro secondo la valutazione emotiva che interviene. All’origine di tante violenze relazionali, come il bullismo e lo stalking, non è certo assente una buona dose di analfabetismo emotivo.

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Il sequestro patologico. La passione, essendo un’emozione che dura nel tempo, è per natura sua sequestrante. Ma questo è funzionale, poiché senza la spinta dell’interesse e della passione verrebbe a mancare l’energia dei grandi progetti, i quali richiedono tempi lunghi e rinnovato impegno, cioè passione! Non si può sposarsi, intraprendere una professione o una ricerca senza un minimo di passione.

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La tragedia ha inizio quando la passione diventa disfunzionale o distorsiva, cioè patologica. Vi sono molte forme di sequestro patologico, ne sono pieni i libri di psichiatria. Cosa accade? Succede che le normali emozioni vengano esaltate al punto di andare oltre la passione e diventare un atteggiamento mentale disadattivo. La paura diventa fobia, cioè senso di pericolo per qualcosa che pericoloso non è.

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La fiducia viene esaltata al punto che scompare ogni prudenza fino a sconfinare nel delirio d’onnipotenza o nella mania. La rabbia ostile diventa la distruttività maligna, il piacere edonismo, la tristezza depressione o delirio di persecuzione. Il sequestro patologico rappresenta la sconfitta timica e la malattia, che prima ancora d’esser mentale, è sofferenza e distorsione del sentire.

Il sequestro timico o ideologia. Se l’emozione è l’immediato sentimento che si ha di fronte ad un input specifico, per cui si ha paura di fronte ad un pericolo, stupore davanti alla bellezza, rabbia per una minaccia; l’atteggiamento invece è l’emozione o il sentire generato da un input categorizzato o culturale. Aver paura di fronte al semaforo rosso è l’atteggiamento che nasce dall’aver appreso che il rosso indica pericolo. Tutto questo fa cultura, ma quando si decidesse che la donna o la persona di colore è inferiore o pericolosa, allora si agirebbe sotto sequestro, che nel caso specifico è ideologico. Tutti possediamo un certo modo di definire o descrivere la realtà. Ma quando le definizioni o le idee che ci facciamo fossero dei preconcetti o pregiudizi allora non tarderebbero a dare i loro frutti velenosi.

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Definire un ebreo razza inferiore, porta prima o poi inevitabilmente alle camere a gas. Le ideologie dimenticano che “le mappe non sono il territorio” e che le idee che ci facciamo della realtà, non è la realtà. I sequestri timici e le ideologie hanno scritto e continuano a scrivere le pagine più nefande della storia umana. Non aver consapevolezza critica delle proprie convinzioni è la forma culturale più diffusa di analfabetismo emotivo.

L’incontezza. La motivazione è l’altra faccia dell’emozione. L’emozione ha la sua origine dagli stimoli esterni, mentre la motivazione è mossa dai bisogni interni. Un topolino fugge per paura del pericolo, mentre scava la tana motivato dal bisogno di sicurezza. Ora delle emozioni si ha consapevolezza, mentre dei bisogni si ha coscienza, cioè si sa perché si fa quel che si fa. Quando però ciò che ci muove o ci motiva avviene in assenza di pensabilità, allora si è nell’incoscienza e nella incapacità di dar conto del proprio agire e relazionarsi: l’incontezza che è il peggiore dei sequestri emotivi, in quanto è indice di assenza di capacità di porre scelte coscienti e consapevoli, cioè mancanza di libertà. L’inerzia emotiva, i sequestri emotivi, patologici e ideologici tutti partecipano di una qualche inconsapevolezza, la quale però non è paragonabile mai alla mancanza di coscienza, perché nell’incontezza si è in balia di motivazioni etero gestite, di seduzioni, di bisogni indotti, pubblicità, propaganda e schiavitù

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con perdita di dignità ed umanità: i frutti peggiori dell’analfabetismo emotivo!

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